Si apre una fase di riequilibrio e diversificazione dell’export da cui cogliere le opportunità.
Il preconsuntivo 2025 elaborato da ANFAO restituisce l’immagine di un’occhialeria italiana che conferma la propria solidità strutturale e manifatturiera, pur in presenza di un rallentamento della crescita legato principalmente alla contrazione delle esportazioni verso gli Stati Uniti. Un fenomeno riconducibile a fattori contingenti – in particolare alle tensioni commerciali e al tema dei dazi – che apre una fase di riequilibrio degli scenari dell’export, con una forte tenuta dei mercati europei.
«Il 2025 ha messo in evidenza un contesto internazionale complesso, segnato da tensioni commerciali e da una fase di riequilibrio degli scambi, ma anche la solidità strutturale dell’occhialeria italiana», commenta Lorraine Berton, Presidente di ANFAO.
Nel 2025 lo scenario economico internazionale è stato caratterizzato da tensioni politiche e commerciali persistenti e dall’aumento delle barriere agli scambi, con effetti sui flussi globali. Nonostante ciò, alcune aree emergenti hanno mantenuto ritmi di crescita sostenuti, con prospettive aggregate attese attorno al +4,1%. Gli Stati Uniti hanno mostrato segnali di rallentamento nella seconda parte dell’anno, mentre l’Europa ha evidenziato una maggiore stabilità macroeconomica.
In Italia, nel 2025 la crescita del PIL è stimata intorno allo 0,7–0,8%. In questo contesto, il sistema manifatturiero ha confermato una buona capacità di tenuta, pur in assenza di una forte accelerazione della crescita.
Per l’occhialeria italiana, sulla base degli ultimi dati disponibili (ottobre 2025), il preconsuntivo stima una produzione pari a 5,64 miliardi di euro, stabile rispetto al 2024. Il numero dei produttori si attesta a 798 aziende (-2%), mentre gli addetti, comprese le forme contrattuali flessibili, sono 22.837 (-4,4%), flessione dovuta principalmente alla mancata stabilizzazione dei contratti a termine.
Nel 2025 le esportazioni complessive del settore risultano in calo del -3,9% a valore, attestandosi a poco più di 5 miliardi di euro. Gli occhiali da sole registrano una flessione del -5,5% (circa 3,3 miliardi di euro), mentre le montature arretrano del -0,9% (1,6 miliardi di euro). Le importazioni diminuiscono di 2 punti percentuali a 1,77 miliardi di euro. Il rallentamento è stato fortemente influenzato dalla contrazione del mercato statunitense, penalizzato dall’introduzione dei dazi.
L’Europa si conferma la principale area di riferimento per l’export, assorbendo oltre il 59% delle esportazioni complessive, con una crescita dell’+8,1% sul 2024. Al contrario, il continente americano registra un calo complessivo del -25,5%, trainato dalla forte contrazione dell’America del Nord (-33,3%). In Asia la quota export raggiunge il 16,6%, con una variazione tendenziale del -3,8%.
Nel 2025 l’occhialeria italiana esporta 106 milioni di paia di occhiali (-3%), di cui 63 milioni di occhiali da sole e 43 milioni di montature da vista. Sul mercato interno, secondo NIQ GfK, il sell-out del canale specializzato raggiunge circa 3,1 miliardi di euro, con una crescita del +2,0% nel periodo gennaio–ottobre.
Guardando al 2026, le prospettive si collocano in uno scenario di cauto ottimismo. La crescita mondiale è attesa intorno al 3,3%, mentre per l’Italia il PIL è previsto intorno all’1%. I trend demografici e l’evoluzione dei bisogni visivi continuano a sostenere la domanda strutturale del comparto.
«Le prospettive per il 2026 ci consegnano un quadro di cauto ottimismo, sostenuto da fattori demografici, dall’evoluzione dei bisogni visivi e da nuove opportunità sui mercati internazionali», sottolinea Lorraine Berton.
«La capacità delle imprese di puntare su valore, differenziazione e posizionamento sarà determinante per accompagnare il riequilibrio dell’export, con un progressivo miglioramento anche verso gli Stati Uniti».
Questo clima trova conferma anche nelle attese per MIDO 2026, che si prepara ad accogliere circa 1.200 espositori, di cui oltre 140 nuove aziende.
«MIDO si conferma la piattaforma internazionale di riferimento per il settore, non solo per il business ma anche per la lettura dei trend e delle trasformazioni in atto», conclude Berton.