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Il disordine globale: conflitti, commercio e nuovi rapporti di forza con Dario Fabbri

Scritto da MIDO | 01/02/2026

Tra i momenti chiave della giornata, l’incontro dedicato al disordine globale ha riportato al centro una realtà che nessun settore può permettersi di ignorare: conflitti e tensioni internazionali stanno ridisegnando in tempo reale mercati, filiere e rapporti di forza. Non si tratta di una fase “calma”, ma di un momento instabile, che spaventa proprio perché l’Europa ha perso l’abitudine — e forse gli strumenti — per leggere il conflitto come elemento strutturale della storia.

 

Dazi, crisi aperte, nuove rotte strategiche e territori che tornano centrali nelle dinamiche di potere, come la Groenlandia o il Canale di Panama, sono segnali evidenti di uno scenario in rapido cambiamento. Un contesto che impatta direttamente anche sull’eyewear, tra export, approvvigionamenti, competitività e strategie di posizionamento internazionale.

 

Protagonista del talk è stato Dario Fabbri, giornalista e analista geopolitico, che con la sua consueta lucidità ha offerto una chiave di lettura degli equilibri economici e politici in trasformazione. A presentare l’incontro, Simone Lijoi.

 

Al centro dell’analisi, partendo dagli Stati Uniti, si sono esaminati anche altri contesti internazionali direttamente legati alle azioni e alle strategie di Washington, dalla Groenlandia al Venezuela. Gli Stati Uniti emergono come un Paese attraversato da una crisi economica e identitaria profonda, segnata dal declino della manifattura, dalle difficoltà tecnologiche e da un diffuso senso di frustrazione sociale. In questo quadro, Donald Trump non viene letto come un’anomalia, ma come l’espressione di una parte consistente dell’America profonda.

 

Secondo Dario Fabbri, il vero baricentro della strategia statunitense resta il confronto con la Cina: dai dazi alle pressioni su aree strategiche come Panama e la Groenlandia, fino al tentativo di congelare il conflitto in Ucraina e di riaprire tatticamente il dialogo con la Russia, tutto risponde a una logica di contenimento di Pechino. In questo scenario, l’Iran rimane un attore marginale, con un peso limitato nei nuovi equilibri globali.

 

In chiusura, il confronto ha messo in luce i limiti della lettura occidentale degli attuali equilibri internazionali, evidenziando le difficoltà dell’Europa nell’interpretare un contesto globale sempre più instabile e competitivo.

 

Un intervento che ha aggiunto profondità alla giornata, confermando il valore della manifestazione come piattaforma capace di unire prodotto e scenario: perché oggi innovare non significa solo sviluppare soluzioni, ma comprendere il mondo — instabile, conflittuale e competitivo — in cui si opera.