WMIDO

Nicola Belli: “La competitività del settore passa dall'integrazione tra innovazione e manifattura”

Scritto da MIDO | 21/07/2026

Tra intelligenza artificiale, digitalizzazione e valorizzazione del Made in Italy, il Vicepresidente di ANFAO con delega a Produzione, Innovazione e Made in Italy racconta le sfide e le opportunità che stanno trasformando l'industria dell'occhialeria italiana. 

 

Il 15 maggio sono partiti i primi corsi formativi per supportare la digitalizzazione e l’accelerazione della filiera del progetto Innovereye, lanciato da ANFAO insieme a Confindustria Belluno Dolomiti, Aivisory e Certottica. Può raccontarci brevemente modalità di svolgimento e obiettivi? Quali esigenze concrete del settore hanno portato alla nascita di Innovereye e quale ruolo può giocare rendere l’intelligenza artificiale un fattore realmente accessibile e strategico per le imprese?

 

Innovereye nasce dall’ascolto diretto delle aziende della filiera. Negli ultimi anni abbiamo percepito con chiarezza un’esigenza comune: capire come integrare concretamente digitalizzazione e intelligenza artificiale nei processi produttivi e organizzativi, senza che queste tecnologie restassero concetti astratti o accessibili solo ai grandi gruppi.

 

I percorsi formativi sono stati pensati proprio in quest’ottica: offrire alle imprese strumenti pratici, casi applicativi e accompagnamento operativo, calibrati sul diverso livello di maturità digitale delle aziende. L’obiettivo non è soltanto introdurre nuove tecnologie, ma aiutare le imprese a comprendere dove l’innovazione possa realmente generare valore, migliorando efficienza, produttività, qualità e competitività.

 

Parliamo di un settore manifatturiero d’eccellenza del Made in Italy, che oggi si trova ad affrontare sfide molto complesse: dalla pressione competitiva internazionale ai cambiamenti nei modelli di consumo, fino alla necessità di attrarre nuove competenze e nuovi talenti. In questo contesto, l’intelligenza artificiale può diventare un alleato strategico fondamentale, a patto che venga resa concreta, accessibile e integrata nei processi aziendali reali.

 

Con Innovereye vogliamo creare un punto di riferimento dedicato all’eyewear: un luogo in cui le aziende, dalle PMI ai grandi player, possano trovare orientamento, competenze e supporto per affrontare questa trasformazione in modo consapevole e misurabile, valorizzando allo stesso tempo il patrimonio industriale e manifatturiero del nostro settore.

 

Oggi il vero terreno di competizione per le aziende dell’occhialeria non è quindi più solo la manifattura, ma anche il digitale. Quanto è urgente ripensare i modelli produttivi alla luce dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie, e come queste possono impattare su efficienza, qualità e attrattività del settore per le nuove generazioni di talenti?

 

Oggi il campo di gioco è chiaramente cambiato: non è più solo la manifattura, ma sempre più il digitale. Se vogliamo mantenere la nostra competitività a livello globale, con realtà emergenti e molto avanzate dal punto di vista tecnologico, come Cina e Vietnam, che stanno investendo in modo massiccio su automazione, dati e intelligenza artificiale.

 

Finché il confronto resta prevalentemente manifatturiero, per l’Italia è in qualche modo più semplice difendere il proprio posizionamento: abbiamo una storia industriale lunga, una ricchezza di competenze diffuse sul territorio e una capacità produttiva profondamente radicata. Ma oggi la competizione si gioca sempre più su processi digitali, velocità decisionale, capacità di usare i dati, ed è qui che lo scenario diventa più complesso.

 

L’intelligenza artificiale, in particolare, è in grado di acquisire e analizzare quantità enormi di dati, ottimizzando processi produttivi e organizzativi che possono diventare altamente competitivi anche rispetto ai nostri modelli tradizionali. Questo non significa che il nostro modello sia superato, ma che va reinterpre­tato. La sfida non è rincorrere la tecnologia in modo astratto, bensì integrarla con le nostre specificità: creatività, flessibilità progettuale, capacità di design, qualità della comunicazione e, soprattutto, il senso e il valore che sappiamo dare ai prodotti.

 

In questo percorso, ANFAO ha avviato una serie di incontri e momenti di confronto con le aziende del settore, dai quali è emersa con grande chiarezza un’esigenza comune: mettere chi prende le decisioni, imprenditori e management, nelle condizioni di comprendere davvero opportunità e rischi legati all’adozione delle nuove tecnologie. Non si tratta solo di strumenti tecnici, ma di scelte strategiche che impattano su modelli produttivi, organizzazione del lavoro e attrattività del settore.

 

Ed è proprio qui che entra in gioco anche il tema dell’attrattività del settore, un tema cruciale: per continuare ad attrarre le nuove generazioni di talenti, l’occhialeria deve presentarsi come un settore innovativo, contemporaneo, capace di parlare il linguaggio del digitale senza perdere la propria identità manifatturiera e culturale.

 

Parallelamente all’innovazione, ANFAO ha investito anche nella valorizzazione dell’heritage del settore, come dimostra il successo della mostra The Lens of Time, che lo scorso anno a Venezia, presso Palazzo Flangini, e poi a Milano, durante MIDO, ha raccontato la storia dell’occhialeria come patrimonio culturale e industriale del Made in Italy. Quanto è importante oggi mantenere vivo il legame tra tradizione e futuro? State valutando di sviluppare o replicare questo progetto anche nel 2026?

 

Credo che oggi, più che mai, innovazione e tradizione non debbano essere viste come due dimensioni opposte, ma come elementi complementari. L’occhialeria italiana è diventata un punto di riferimento nel mondo perché ha saputo evolversi continuamente senza perdere il legame con il proprio patrimonio manifatturiero, creativo e culturale.

 

The Lens of Time è nata con questo obiettivo: raccontare non soltanto la storia di un prodotto, ma quella di un saper fare italiano che attraversa secoli di ricerca, design, tecnologia e artigianalità. La mostra ha dimostrato quanto l’occhiale sia molto più di un accessorio: è un simbolo di innovazione, stile e identità del Made in Italy.

 

Per ANFAO è fondamentale continuare a valorizzare l’heritage, soprattutto in una fase in cui il settore sta vivendo una profonda trasformazione tecnologica. Crediamo infatti che il futuro dell’occhialeria passi dalla capacità di coniugare competenze storiche e nuove tecnologie, tradizione manifatturiera e innovazione digitale, cultura industriale e visione internazionale.

 

Il riscontro ottenuto da The Lens of Time è stato estremamente positivo, sia da parte degli operatori del settore sia del pubblico internazionale. Il progetto, quindi, proseguirà anche nel 2026: la mostra si terrà dal 12 al 30 ottobre a Roma presso Palazzo Piacentini, sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con un focus dedicato al rapporto tra occhiali e cinema, anche in virtù della concomitanza con il Festival del Cinema di Roma. Sarà un’occasione importante per raccontare come l’occhialeria italiana abbia contribuito non solo alla storia del design e della manifattura, ma anche alla costruzione di un immaginario estetico e cinematografico riconosciuto nel mondo.

 

Scopri il reel: https://www.instagram.com/p/DbDHmdpt10n/?hl=it