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ASSOCIAZIONI

Si inasprisce la querelle ottici-oculisti

13 Gennaio 2011
Nei giorni scorsi è apparso sul Gazzettino di Venezia un avviso a pagamento firmato dal Consiglio della Società Oftalmologica Triveneta contenente giudizi “poco generosi” nei confronti della categoria degli ottici-optometristi. Riportiamo interamente l'avviso e la relativa risposta inoltrata dall Giunta Esecutiva di Federottica al Direttore del Gazzettino di Venezia. Avviso a pagamento: “La salute dei nostri occhi. Le visite mediche specialistiche sono necessarie per conservarla. Fin dai primi dell'800 la salute degli occhi è sempre stata affidata a Medici Chirurghi Specialisti in Oculistica, per la particolare complessità e delicatezza dell'occhio e delle sue strutture. Anche una visita effettuata solo per la prescrizione di occhiali può rilevare una silente malattia che potrebbe danneggiare seriamente ed irrimediabilmente la vista. Solo il medico Specialista può fare la corretta diagnosi e programmare l'eventuale terapia. Come esempio basti ricordare il glaucoma, che rappresenta un gruppo di malattie inizialmente asintomatiche, ma ad alto rischio di cecità irreversibile; la cataratta iniziale, che è spesso causa di incidenti o cadute e conseguenti possibili fratture; la retinopatia diabetica, che se non tempestivamente diagnosticata e curata può portare a gravi stadi di menomazione visiva. La Società Oftalmologica Triveneta, che rappresenta tutti i Medici Specialisti Oculisti e gli Ortottisti/Assistenti di Oftalmologia del Triveneto, ritiene quindi gravemente lesivo della salute dei cittadini quanto recentemente riportato dalla stampa circa l'opportunità, suggerita da alcuni Dirigenti di strutture sanitarie pubbliche, che il Medico di Medicina generale dirotti le richieste di visite mediche specialistiche all'Ottico, allo scopo di contenere i tempi di attesa delle stesse strutture sanitarie pubbliche. La Società Oftalmologica Triveneta ritiene che la visita medica oculistica debba essere effettuata da un Medico Specialista in Oculistica e non possa essere delegata a figure come gli ottici che non hanno la preparazione e competenza necessaria per eseguire una visita medica, se non consumando un abuso della professione, con gravissimo danno per tutte le politiche di prevenzione primariae secondaria della più grave menomazione fisica, cioè la cecità. La società Oftalmologica Triveneta si associa alla posizione dei Medici di famiglia nel rigettare tale provvedimento iniquo, gravemente lesivo per la popolazione ed assolutamente inefficace sul piano socio-economico. La SOT auspica che tutti gli organi deputati alla gestione delle politiche sanitarie condividano tali legittime preoccupazioni e si facciano interpreti di palesi rettifiche a quanto affermato pubblicamente”. Ecco qui di seguito la risposta inoltrata da Federottica al Direttore del Gazzettino di Venezia: “Gent.mo Direttore, come saprà meglio di noi, le normative sulla stampa vincolano l’esercizio dell’attività giornalistica al preciso rispetto di canoni di correttezza e veridicità delle informazioni. Gli avvisi a pagamento, che pure hanno un intento dichiaratamente pubblicitario e commerciale, peraltro immediatamente percepibile da parte del pubblico, stante l’utilizzo di caratteri graficamente distinguibili da quelli dei resoconti giornalistici, patiscono meno vincoli ma devono comunque contenere informazioni riscontrabili e non menzognere e dovrebbero certamente astenersi dal rivolgere accuse assolutamente gratuite e prive di fondamento. Questo dice la giurisprudenza costante in materia di diritto di cronaca e di critica. Quanto si legge nell’avviso a pagamento firmato dal Consiglio direttivo della Società Oftalmologica Triveneta fa terra bruciata dell’osservanza di tali principi e dimostra ancora una volta che alcune associazioni di categoria, lungi dal tutelare gli interessi dei cittadini, si preoccupano esclusivamente di preservare il proprio orticello, in una logica biecamente corporativistica. Senza peraltro tener conto di una realtà che è sotto gli occhi di tutti e che viene denunciata ogni giorno dall’utenza dei servizi sanitari. Proprio qualche settimana fa a Treviso un’anziana signora, affetta da cataratta, denunciava una lista d’attesa di 22 mesi per una visita oculistica e di almeno 14 mesi per il ricorso alla terapia antalgica. I dati pubblicati nei giorni scorsi da molti giornali locali sono lo specchio più fedele dell’emergenza in atto. Essi sono relativi alle prime visite (non quelle successive di controllo) e alle prestazioni «garantite» ossia a quelle prenotate dal cittadino accettando il primo buco a disposizione indipendentemente dalla sede e dalla data. Ebbene, stando a quelle cifre, solo il 27,1% dei cittadini di Treviso con prenotazione di tipo B (a breve termine) è riuscito a ottenere la visita nei tempi di attesa massima previsti dalla Regione Veneto (10 giorni); solo il 42,1% di quelli con impegnativa di tipo D (ossia «differita» con tempi di attesa massimi previsti da 30 a 60 giorni); infine, solo il 38% di quelli con impegnativa di tipo P (ossia “programmabili”) con tempi massimi di attesa di 180 giorni.E la situazione di altre regioni come il Lazio, la Lombardia, l’Emilia Romagna o la Sardegna non è meno sconcertante e allarmante. Alla luce di tale quadro, anche attraverso le colonne della Sua prestigiosa testata alcuni dirigenti di strutture sanitarie pubbliche hanno espressamente chiesto che il medico di medicina generale dirotti le richieste di esami della vista all’ottico (optometrista), allo scopo di decongestionare le strutture sanitarie pubbliche e di accorciare i tempi d’attesa dei pazienti. Il consiglio direttivo della Società Oftalmologica Triveneta prende spunto da tale proposta per attaccare con una virulenza impropria e fuori luogo la nostra categoria, adombrando perfino la fattispecie di abuso di professione da parte nostra laddove noi ci rendessimo disponibili a supportare le strutture pubbliche nello svolgimento di esami della vista. Nessuno di noi vuole minimamente mettere in discussione taluni aspetti di irriducibile specificità della professionalità degli oculisti rispetto alle nostre funzioni operative prevalenti. Si dimentica, però, che va garantita l’effettività del diritto al benessere visivo e la continuità nell’erogazione delle prestazioni da parte del servizio sanitario nazionale e che, nei casi emergenziali in cui ciò non accade, occorre fare una seria ricognizione delle forze in campo, piuttosto che rivendicare esclusive o lanciare anatemi a destra e a manca. Il nostro è da sempre un approccio fortemente collaborativo con il Sistema sanitario nazionale, che va certamente sgravato dalle incombenze ingestibili e supportato negli sforzi che quotidianamente compie per venire incontro alle esigenze dei cittadini. In tal senso ci siamo sempre fatti trovare disponibili, tutte le volte in cui, in situazioni analoghe a quella descritta, ci è stato chiesto di dare una mano per alleviare i disagi del pubblico. Ci permettiamo di ricordare che noi ottici (optometristi), abbiamo autonomia prescrittiva, sia pure con dei limiti (anacronistici in quanto riferiti ad una legge del 1928 ed ampiamente superati da una ricca giurisprudenza) e che i nostri esami sono fiscalmente detraibili esattamente come quelli eseguiti alle Usl. Quando ci sono ragioni fondate per inviare i nostri assistiti dall’oculista, anche in una prospettiva di prevenzione, è nostro preciso dovere farlo. Gli allarmismi suscitati dall’avviso firmato dal consiglio direttivo della Società Oftalmologica Triveneta sono dettati da un timore di odore fortemente corporativo e non sono in alcun modo costruttivi in un mondo delle professioni sempre più interattivo e in cui c’è bisogno di collaborare e di riconoscere il valore degli apporti di tutti, senza distruggere le sinergie che finora si sono create”.   In veneto si apre una diatriba tra Società Oftalmologica Triveneta e Federottica  
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