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La luce blu si studia

La luce blu si studia

Approfondiamo il tema con il Dott. Francesco Loperfido – Responsabile del Servizio di Oftalmologia Generale dell'Ospedale San Raffaele di Milano.

La luce blu è un tema molto sentito dall'industria. A che punto siamo dal punto di vista scientifico e cosa ne pensa dei prodotti sul mercato?

Si tratta di un argomento molto controverso e va affrontato focalizzandosi sul probabile danno retinico, da accumulo, provocato dalla luce blu stessa. Attualmente è in corso presso l'Ospedale San Raffaele di Milano una ricerca in merito al suo irraggiamento: i dati non sono definitivi ma confluiscono verso una sofferenza delle cellule retiche. Il concetto base è che un irraggiamento intenso e in breve tempo provoca un danno alle cellule retiniche, ma bisognerà però verificare l'effetto di un irraggiamento a frequenze meno aggressive e per lungo tempo cosa potrà comportare.

La stessa ricerca è stata effettuata dall'Institut de la Vision di Parigi con risultati abbastanza similari. La risposta ai vari dubbi verrà dai confronti dei lavori delle cliniche universitarie che hanno effettuato ricerche su questo tema, per analizzarne poi i risultati.

In generale, il tema della luce blu e dei suoi danni deve essere affrontato in relazione al fatto che è in crescita quella parte popolazione giovane che è sempre più esposta alla luce blu attraverso l'uso di tablet, smartphone, etc.

Per quanto riguarda la parte della domanda relativa all'industria ottica, trovo positivo che si sia impegnata a proporre lenti che bloccano la frequenza della luce blu viola, maggiore imputato nel determinare questi danni rispetto alla luce blu turchese che va ad alterare il ritmo sonno/veglia.

Secondo lei il consumatore viene correttamente informato?

Il consumatore viene parzialmente informato. Credo che per offrire un'informazione adeguata sia opportuno che l'industria accompagni ogni soluzione visiva con una brochure esplicativa.

E la classe medica?

Gli oftalmologi vengono correttamente informati. Il problema è come comunicare questo tema alla popolazione e lo strumento efficace è la prevenzione.

Come reagiscono a questo argomento i suoi pazienti?

In generale, quando il paziente viene informato ne pone un'adeguata attenzione. Alcuni sono parzialmente informati e adeguano l'informazione al proprio stile di vita.

Credo che sia importante attuare una sinergia tra l'ottico e l'oftalmologo per fornire risposte adeguate.

Quali sono i consigli che si sentirebbe di dare per il benessere visivo nelle varie fasce di età?

Dividerei la popolazione in tre fasce: i bambini, gli adulti e gli anziani.

L'occhio dei bambini è in crescita ed è più sensibile agli stimoli luminosi. L'occhiale da sole è utile, ma deve essere abbinato a montature e lenti di qualità. Se hanno difetti visivi, sarebbe opportuno avere un occhiale da sole e uno da vista.

Per quanto riguarda la seconda fascia, gli adulti, è fondamentale non tralasciare la qualità della lente e sceglierla in base alle proprie abitudini di vita., di lavoro e di attività sportiva

La fascia degli anziani la dividerei in due ulteriori segmenti: pazienti con una cataratta in evoluzione e pazienti già sottoposti a intervento per il medesimo motivo. La cataratta ci fa vedere meno ma è come una lente da sole che ci protegge. Spesso gli anziani non portano gli occhiali da sole: una maggiore attenzione all'occhiale da vista e da sole è importante per preservare vitreo e retina che invecchiano. Purtroppo l’evoluzione della cataratta porta ad un lento e progressivo declino del visus senza che il paziente ne percepisce l’involuzione se non nelle fasi tardive.

Nel post chirurgico è fondamentale proteggersi perché il cristallino che inseriamo è trasparente e quindi entra molto più luce a cui il soggetto interessato non è abituato (fotofobia). In questo caso l'utilizzo di lente fotocromatica è assolutamente necessario.

Che cosa c'è da imparare dal panorama internazionale? Ci sono delle best practise che potremmo adottare in Italia?

In Italia siamo a volte conformi a quello che si fa all'estero. Ma dobbiamo fare attenzione a due tematiche importanti: l'utilizzo dell'occhiale da sole e il corretto uso di una montatura da vista quando siamo alla guida.

Per quanto riguarda l'occhiale da sole, è chiaro che la potenzialità è differente da paese in paese e l'intensità della luce nel Bacino Mediterraneo, e quindi anche da noi, è più forte rispetto ai Paesi Scandinavi...

Un altro problema nel nostro Paese è che la legge consente di poter guidare anche con una visione pari a 8/10 dall’occhio migliore e 4 dal peggiore, mentre una delle pratiche migliori è avere una lente che ci permetta di vedere 10/10 quando questo sia possibile… vedere meglio in una visione dinamica come alla guida è una sicurezza per sé e per gli altri.

 

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