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“Io resto qui”: l’ottica sociale di Torino che resiste anche dopo il furto

“Io resto qui”: l’ottica sociale di Torino che resiste anche dopo il furto

La storia di Morad Eddakuri e della sua ottica: un progetto nato per restituire qualcosa al quartiere e abbattere le barriere economiche e culturali.

 

 

La vetrina sfondata, il negozio devastato e migliaia di euro di montature rubate. Ma Morad Eddakuri, 36 anni, non ha intenzione di fermarsi.

 

Nel suo negozio, un’ottica sociale nel cuore di Barriera di Milano, a Torino, in corso Giulio Cesare 267, ogni giorno costruisce qualcosa che va oltre il commercio.
Lo abbiamo sentito per farci raccontare cosa significa restare, proprio dove molti scelgono di andare via.

 

Sorridente, diretto, con le idee chiare: la sua non è solo un’attività commerciale, ma una scelta precisa.

 

Che cos’è Ottica Dal Moro e perché ha scelto di aprirla proprio qui?

 

«È un ringraziamento. Sono nato in Marocco e quando sono arrivato qui vivevo in una soffitta. Dopo poco ci hanno assegnato una casa popolare: grande, dignitosa. Lì ho potuto studiare, giocare a calcio, crescere.

Questa attività è il mio modo di restituire qualcosa all’ATC e al contesto popolare. Non volevo scappare come fanno in tanti. Io resto qui, affronto la realtà e cerco di dare qualcosa indietro».

 

E Barriera di Milano non è una scelta casuale:
«Io qui sono utile: parlo arabo, francese, inglese. Ci sono persone che hanno difficoltà anche solo ad entrare in un’ottica: temono di non capire, di spendere troppo, di essere fregate. Io voglio dare certezza, nella loro lingua».

 

Qual è la missione del suo negozio? In che modo aiuta concretamente il quartiere?

 

«Barriera è un quartiere complesso ma in lenta evoluzione.

Il primo aiuto concreto è il controllo della vista. Molti italiani fanno prevenzione, ma tanti stranieri non sono mai stati da un ottico. Arrivano con problemi anche seri. Io non sono medico, ma quando vedo qualcosa che non va li mando dall’oculista: così parte un percorso di prevenzione».

 

Poi c’è il tema economico:

«Faccio sconti per chi ha un ISEE sotto i 10 mila euro e per chi vive nelle case popolari ATC. E cerco di abbattere tutti i costi inutili: niente intermediari, pubblicità, ricarichi minimi. Voglio che il prezzo sia accessibile».

 

Chi sono le persone che si rivolgono a lei? Quali bisogni riscontra più spesso?

 

«La prima cosa è il prezzo.
La seconda è la fiducia. Le persone non sanno nulla di ottica: vogliono qualcuno di cui fidarsi, che faccia un buon lavoro senza complicare le cose o gonfiare i prezzi».

 

E proprio sulla fiducia costruisce il suo lavoro quotidiano:
«Cerco di mettere tutti a proprio agio. A volte capisco che qualcuno si vergogna, magari perché non sa leggere bene: allora cambio metodo, uso simboli, immagini. L’importante è farli sentire tranquilli».

 

Anche le scelte commerciali vanno in questa direzione:
«Ho montature a prezzi bassi. Non punto sui brand, espongo i prezzi fuori: chi entra sa già cosa aspettarsi, senza sorprese».

 

Dodici anni di esperienza, tra laboratorio e ottiche, prima di aprire il suo negozio. Ma l’obiettivo oggi è un altro:

 

«Volevo creare un ambiente in cui avessi piacere ad entrare ogni giorno. Un posto utile per la comunità».

 

Nonostante il furto, la porta di Ottica Dal Moro resta aperta.
E tra montature e strumenti, quello che si costruisce ogni giorno va oltre la vista: è un rapporto umano, fatto di fiducia, attenzione e presenza.

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